Snorkelling alle isole Surin durante l’emergenza Covid

The Author: Maya
L’autrice: Maya

Il precedente tour alle isole Similan era stato un’esperienza bellissima, e il mio gruppo era eccitato alla prospettiva di un’ altra intera giornata al mare, questa volta alle ancora più selvagge isole Surin.

Così, ci siamo di nuovo svegliati all’alba, con un cielo sereno e azzurro e una abbondante colazione al The Briza Beach Resort, l’hotel che abbiamo scelto per il nostro soggiorno di tre notti a Khao Lak, e si è ripetuta la procedura del giorno prima: un breve tragitto in auto fino al porto (chi non ha mezzi propri può approfittare del trasferimento da e per l’hotel fornito dalla Sea Star), una seconda colazione, il check in e infine la partenza per Surin. Ci sono volute circa 2 ore e il mare era a tratti mosso, ma si è calmato prima che arrivassimo a destinazione

La prima sosta è stata al Villaggio Moken di sud Surin.

I Moken sono in effetti tre gruppi distinti di persone che vivono lungo la costa delle Andamane tra Birmania e Thailandia – alle isole Mergui, alle Surin, a Phuket e Satun. Sono animisti, chiamati anche “Zingari di Mare” perché fino ai tempi recenti vivevano in barca, fermandosi in villaggi temporanei solo durante la stagione monsonica. I Moken dell’isola Surin meridionale sono tra gli ultimi a vivere ancora in modo semi-tradizionale. Gli abitanti di questo villaggio sono sopravvissuti allo tsunami senza contare vittime grazie al loro forte legame con l’oceano e al fatto che conoscevano i pericoli delle grosse onde generate dai terremoti: quando lo tsunami ha colpito la Thailandia nel 2004 si sono subito messi in salvo sulle colline. Gran parte del loro villaggio fu distrutto, tuttavia, e dovette essere ricostruito.

Bimba sorridente al Villaggio dei Moken

Il villaggio è un insediamento di circa 60 capanne e case di legno affacciate su una baia strepitosa. Uno dei primi dettagli che si notano arrivando al villaggio, oltre ai bellissimi bambini e ai gatti che corrono tutto intorno, sono i Totem in legno che rappresentano gli spiriti degli antenati dei Moken.

Prendendo l’unico sentiero di sabbia che attraversa il villaggio tagliandolo in due ho fatto una passeggiata sotto al sole cocente delle 11 del mattino: gli abitanti si riposavano su amache appese sotto alle loro case su palafitte o chiacchieravano e mangiavano all’ombra; alcuni bambini giocavano sulla spiaggia o vendevano souvenir di legno fatti a mano (“50 bath, solo 50 bath”, tutto costa al massimo 50 bath), altri nuotavano nell’oceano, i piccoli ricorrevano polli e gattini, i neonati dormivano tra le braccia delle madri o in culle improvvisate fatte di rattan o cotone. Il sole rilascia tutta la sua forza a quest’ora nella stagione secca, rendendo tutti intontiti e pigri.

Abbiamo lasciato i Moken alla loro “siesta” e siamo tornati in mare per il primo snorkelling del giorno. La visibilità non era buona come alle Similan il giorno prima, ma è stato un caso (in effetti in Gennaio era stato il contrario) e ho comunque trascorso 40 minuti fantastici a esplorare i fondali. Ci siamo poi trasferiti a Surin nord per mangiare il pranzo nella sede del Parco Nazionale, l’unica zona delle Surin dove si può dormire: ci sono tende o bungalow con aria condizionata. Il pranzo è semplice ma gustoso (pollo fritto, curry di pollo e verdure, pesce, muffin e biscotti, caffè e bevande fresche) e c’è abbastanza tempo per mangiare e per fare una passeggiata o una nuotata nei pressi della bellissima spiaggia vicino al campeggio.

Il canale che divide Surin nord e sud ha acque trasparenti e poco profonde, ideali per lo snorkelling

Dopo aver trascorso in spiaggia circa un’ora ci siamo spostati verso il canale che divide le due isole Surin, e abbiamo fatto altre due soste snorkelling. Cercavo tartarughe, squali o mante (il periodo migliore per vederli è proprio tra Febbraio e Aprile) ma non ho avuto fortuna. E’ sempre così, quando hai una videocamera subacquea a portata!
Tuttavia mi sono persa completamente nelle acque calde, calme e poco profonde, scattando foto e video ai pesci pagliaccio nelle loro anemoni, ai pesci chirurgo e pesci pappagallo, alle tridacne blu e viola, ai pesci unicorno e pesci palla, alle stelle marine e ai tanti coralli duri e molli, e presto è stato il momento di salire a bordo del motoscafo e partire per tornare a Khao Lak.
Accoccolata nel mio sedile, con le cuffie nelle orecchie a coprire il rumore dei motori, un vento leggero a scompigliarmi i capelli, mi sono addormentata profondamente per risvegliarmi solo mentre stavamo entrando in porto.

Le due giornate nelle semi-deserte isole Similan e Surin sono state un sogno diventato finalmente realtà, e sto già pensando a una terza visita, e a qualche immersione subacquea, prima che la stagione secca finisca e i Parchi Marini chiudano; tuttavia consiglio entrambe le escursioni a tutti quelli che amano il mare: anche se non siete nuotatori esperti, avrete l’occasione di vedere coralli e splendidi pesci (e tartarughe, con un po’ di fortuna) e restare incantati dalla barriera corallina più sana e colorata di tutta la Thailandia, visto che molti siti per lo snorkelling sono poco profondi.
E se siete disposti a rinunciare al comfort di un hotel per una vera avventura su un’isola, contattateci per prenotare un viaggio in campeggio alle Surin.

La spiaggia di Surin vicino alla sede del Parco Nazionale

DA SAPERE:

  1. Le Surin fanno parte di un arcipelago di 5 isole nel Mu Ko Surin National Park, provincia di Phang Nga. Si trovano a 55 km dalla costa di Khao Lak, a 100 km a nord delle Similan e a meno di 20 km dal confine con la Birmania. Qui trovate il mio video su questa gita.
  2. Il periodo migliore per lo snorkelling e le immersioni è tra Dicembre e Aprile quando il vento è debole e la temperatura dell’acqua sui 29 gradi.
  3. Il Parco chiude nella stagione delle piogge, di solito tra metà Maggio e fine Ottobre, ma le date variano. Durante il periodo di alta stagione, tra le 400 e le 800 persone visitano Surin ogni giorno, molte meno rispetto a quante vanno alle isole Similan, ma non aspettatevi la quiete.
  4. C’è un piccolo villaggio dell’etnia Moken, i cui abitanti sono localmente conosciuti come Chao Lay o Zingari di Mare. I Moken sono marinai e pescatori che vivono soprattutto nell’arcipelago birmano delle Mergui.

DA NON FARE:

Non date da mangiare ai pesci, anche se vi seguono mendicando cibo.
Non toccate coralli e animali marini, non camminate sui coralli.
Non portatevi a casa sabbia, conchiglie o animali marini.
Non cospargetevi di crema solare prima di fare il bagno, è tossica per l’ambiente marino. Indossate piuttosto una t-shirt a maniche lunghe (o preparatevi a scottarvi).

 

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