Sulla Testa del Drago

The Author: Maya
L’autrice: Maya

Per chi abita nel sonnolento villaggio di Klong Muang, o nella più vivace Ao Nang, alzare lo sguardo in direzione nord ovest verso l’entroterra vuol dire ammirare una insolita montagna che assomiglia alla schiena di un delfino, con una pinna rocciosa che punta verso il cielo. I locali la chiamano Ngon Nak o Cresta del Drago: secondo una leggenda sarebbe la testa di un Naga, una creatura simile a un Drago che abita nei fiumi e nei corsi d’acqua. I locali credono che che un Naga abiti a Tub Kaek: la testa è sulla montagna, da cui il nome di Dragon Crest, mentre l’ombelico e la coda sono sulla spiaggia di Tub Kaek.

Nei due anni che ho abitato a Klong Muang ho guardato spesso verso la montagna (un delfino per me, un dragone secondo tutti gli altri) pensando che un giorno l’avrei scalata. Essendo impegnata, o forse solo pigra, non sono mai andata. Fino a giovedì scorso quando un membro della famiglia in visita a Krabi ha espresso il desiderio di visitarla. Nonostante la mia paura della fitta giungla (che nella mia testa è il regno dei serpenti) mi sono lasciata convincere. Siamo partiti da casa verso le 7 del mattino e in auto abbiamo raggiunto l’entrata del Mu Ko Phi Phi National Park dove comincia il sentiero per la vetta e dove ai visitatori è richiesto di scrivere su un quaderno i loro nomi e numeri di telefono: è una precauzione per evitare che qualcuno si perda senza che i rangers lo sappiano (è accaduto un paio di volte).
La strada per il Parco Nazionale è splendida, scorre lungo la costa regalando una vista ravvicinata delle spiagge di Klong Muang e Tub Kaek. Eravamo un gruppo di 5 scalatori con livelli di forma diversi, quindi abbiamo deciso di prenderla con calma. Portavamo zaini con le nostre macchine fotografiche, uno snack e molta acqua, dato che non ci sono punti di rifornimento lungo il sentiero.

Grandi tronchi di alberi caduti bloccano il sentiero in un paio di punti

Per chi è abituato a fare trekking in Cina o in Giappone, il percorso del Dragon Crest può essere una sorpresa, non per la sua difficoltà ma perché in alcuni punti non è altro che un sentiero appena accennato e ricoperto di rocce e vegetazione: in un paio di zone enormi tronchi di alberi caduti lo bloccano completamente, e li si deve superare scavalcandoli o passandoci sotto. All’inizio il sentiero è largo, come una strada di campagna, e sale in modo dolce. Ma non illudetevi! Presto diventa ripido, più piccolo e coperto di radici, rocce e foglie cadute. Consiglio di indossare scarpe da trekking o da ginnastica e usare le racchette o un bastone di bambù (se ne trovano alcuni all’ingresso del parco, lasciati in un angolo da altri visitatori) perché pur non essendo un’esperta di serpenti, questo mi sembra il loro habitat ideale, soprattutto in questo periodo in cui i visitatori sono scarsi.
Durante la salita ho avvistato solo due varani (uno grande ha attraversato “la strada” di fronte a me), ma è meglio andare sul sicuro e ricordarsi che in caso di problemi con un serpente velenoso, l’aiuto potrebbe essere a un paio d’ore di distanza.

Per alcuni di noi la salita è stata impegnativa, ma l’essere partiti presto ci ha aiutati a evitare il caldo torrido del mezzogiorno: la mattina presto la foresta era accarezzata da una lieve brezza, e ho contato solo una decina di persone, molte delle quali salivano mentre noi scendevamo. A circa metà del percorso c’è una lunga scala in legno, un cambiamento di scenario rispetto al sentiero pietroso, e poi una seconda scala più lunga. A circa tre quarti del percorso il sentiero si biforca: in una direzione si procede verso la cima, nell’altra si raggiungono una cascata e un piccolo lago. Noi abbiamo deciso di proseguire verso la cima, ma abbiamo cambiato idea sulla via del ritorno e siamo andati a vedere il laghetto. Forse perché è la stagione secca, non ne valeva la pena: il laghetto è solo una pozzanghera. Tuttavia una leggenda dice che le gocce d’acqua che sgocciolano dalle rocce sovrastanti sono lacrime di drago. Se esprimi un desiderio vicino al lago, verrà esaudito.

Il sentiero è largo e in lieve pendenza all’inizio, ma presto diventa più ripido e impegnativo

Quando si raggiugne il punto panoramico ufficiale, la vista è sulle spiagge della zona (Klong Muang, Koh Kwang, Tub Kaek), sul mare azzurro e sui tanti picchi carsici dalle forme curiose che rendono la provincia di Krabi così unica e affascinante. Tuttavia, se avete gambe e coraggio, potete proseguire più in alto attraverso uno dei sentieri che conducono alla cima. Non c’è un’unica via ben segnalata, ma l’obiettivo è arrivare alle rocce panoramiche posizionate proprio sulla vetta, da dove si può godere di una vista impressionante sulla zona, a 360 gradi: oltre che Tub Kaek e Klong Muang, si vedono le spiagge di Ao Nang e Nopparatthara, il fiume e le isole di fronte. Una roccia in particolare, quella sospesa a mezz’aria che si vede in moltissimi post di Instagram su Krabi, è stata chiusa perché considerata troppo pericolosa: c’è un segnale di ACCESSO VIETATO, e una multa di 2000 THB per i trasgressori. E’ improbabile che un ranger vi scopra, ma la roccia è davvero pericolosa, soprattutto quando soffia vento forte, quindi è consigliato restare nei punti consentiti.

Il panorama a 360° sulla Provincia di Krabi

Dopo aver scattato foto e video, abbiamo fatto merenda e ci siamo riposati all’ombra di alcuni alberi, quindi abbiamo cominciato a scendere. Potreste pensare che la discesa sia più facile, ma non lo è, o almeno non lo è stata per noi: eravamo stanchi e le nostre ginocchia e caviglie protestavano a ogni passo, soprattutto quando siamo arrivati sulla parte più rocciosa e ripida del sentiero. Ci sono volute poco meno di 2 ore per scendere, e alla fine eravamo felicissimi di sederci e bere bevande ghiacciate. E’ stata comunque un’esperienza fantastica, e credo che scalerò di nuovo il Dragon Crest in futuro perché il panorama è davvero spettacolare e vorrei scattare altre foto in una giornata più limpida.
Se pensate di andarci, e dovreste, il mio consiglio è: non sottovalutate il percorso, e se non siete molto in forma cominciate a salire presto, verso le 7 del mattino, procedendo con calma, e in compagnia.

 

BUONO A SAPERSI:

1 – Non c’è un biglietto d’entrata per il Mu Ko Phi Phi National Park, dovete solo lasciare il vostro nome sul quaderno alla stazione dei rangers per motivi di sicurezza. Una piccola mancia è gradita. Il parco apre alle 7 del mattino e chiude alle 3 del pomeriggio (il ché significa che non potete iniziare a salire dopo lo tre).
2 – Se non potete o non volete affittare uno scooter, potete andare in taxi fino all’entrata del parco per un prezzo ragionevole, ma dovrete chiedere all’autista di aspettarvi per diverse ore o di tornare a prendervi. Non è facile chiamare un Grab dal Parco.
3 – Non ci sono negozi o mercati nei dintorni, e il piccolo bar che vende bibite all’entrata del parco potrebbe essere chiuso se iniziate la scalata presto, quindi assicuratevi di mettere nello zaino uno snack e dell’acqua.
4 – Dopo il trekking, prima di tornare a Krabi o Ao Nang potete fare una sosta per nuotare e prendere il sole nella tranquilla spiaggia di Tub Kaek: c’è un comodo sentiero di accesso accanto al Tub Kaek Sunset Resort.
5 – Sulla spiaggia di Koh Kwang beach ci sono alcuni bar e ristoranti ideali per bere un cocktail e guardare il tramonto. Si accede alla spiaggia da diversi punti in prossimità del Pelican Resort.

 

Maya seduta su una delle rocce panoramiche sulla vetta

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